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La psicologia dello sport: settori di ricerca e applicazione (prima parte)

Pubblicato il 23 aprile 2010 in Medicina e psicologia dello sport | Articolo letto 359 volte. | Autore : Ferdinando Consorte*

L’International Society of Sport Psychology (ISSP) è la prima associazione a livello mondiale della psicologia dello sport e il merito della sua fondazione è del professor Ferruccio Antonelli, che grazie alle sue capacità propositive e realizzative promosse il 1° Congresso Mondiale di Psicologia dello Sport che si tenne a Roma nell’aprile del 1965. L’ISSP nelle sue linee guida stabilisce che la psicologia dello sport si fonda su attività di studio, ricerca e applicazione nell’ambito delle attività motorie e sportive praticate da persone di qualsiasi età, di entrambi i sessi e di diverso livello. Le sue radici sono da ricercarsi nelle scienze motorie e sportive e nella psicologia, e può essere considerata sia come specializzazione della psicologia applicata che come scienza dello sport. Seguendo le indicazioni dell’ISSP, esistono molteplici settori di ricerca e applicazione della psicologia dello sport.

1. Personalità e motivazione
A determinare il comportamento dell’atleta concorrono fattori sia di personalità che situazionali. Alcune differenze sono riscontrabili confrontando atleti con non-atleti e atleti di diversi sport, ma le scoperte più interessanti derivano dal confronto tra i processi mentali di atleti di èlite e quelli di sportivi meno capaci. L’atleta di successo è generalmente caratterizzato da buona salute, fiducia nelle capacità personali e abilità psicologiche favorenti la prestazione: concentrazione, adattamento a circostanze inusuali, modulazione dello stato di attivazione (arousal), gestione dello stress, etc…
Anche negli aspetti motivazionali interagiscono fattori individuali e situazionali. I soggetti motivati sono usualmente orientati sul compito da svolgere, attribuiscono il successo a fattori controllabili interni e stabili, ad esempio le capacità personali, e il fallimento a fattori pur sempre instabili, come l’ammontare di sforzo profuso. Persone meno motivate, invece, giudicano se stesse maggiormente in base al risultato finale e attribuiscono il successo a fattori esterni incontrollabili quali la fortuna o la facilità del compito, mentre l’insuccesso è imputato a scarsa capacità (attributo interno stabile). Per quanto concerne le motivazioni dei giovani alla pratica sportiva va sottolineata l’importanza di aspettative realistiche e di sostegno adeguato da parte dei genitori, degli insegnanti e degli allenatori per sostenere le motivazioni e ridurre le ragioni di abbandono (drop-out).

2. Stress ed emozioni
Stress, attivazione psico-fisica (arousal) ed ansia sono fenomeni spesso strettamente correlati. Quando il soggetto percepisce uno squilibrio tra le richieste psico-motorie e le capacità personali di risposta, vive una condizione di stress, con sintomi di ansia a livello somatico e cognitivo, incremento dell’arousal e deterioramento della prestazione. Manifestazioni di stress nocivo sono più probabili in soggetti con elevata ansia di tratto e scarsa autostima. In condizioni di peak performance, viceversa, è sperimentata una gamma ottimale di emozioni soggettivamente variabile in termini sia qualitativi che quantitativi; quando a livello emozionale l’atleta si trova all’interno della propria gamma ottimale, la prestazione tende ad essere buona, mentre quando è al di fuori, la prestazione di solito è scadente. L’identificazione delle caratteristiche personali delle emozioni in rapporto alla performance ottimale è un primo passo verso il controllo dello stato psico-fisico e il ripristino delle condizioni facilitanti la prestazione.

3. Interazione sociale e dinamiche di gruppo
Per migliorare la prestazione personale e la relazione interpersonale allenatore-atleta o educatore-allievo, la comunicazione deve essere attentamente considerata, in particolare negli aspetti specifici di spiegazione, rinforzo e correzione dell’errore. Per quanto concerne il gruppo, va perseguita e conquistata una relazione soddisfacente tra i componenti. Il gruppo sportivo è caratterizzato da identità collettiva, senso di condivisione di finalità e obiettivi, modelli strutturali di comunicazione, interdipendenza, personale e sul compito, attrazione interpersonale. Alla coesione sul compito, indispensabile per conseguire gli obiettivi, va abbinata la coesione sociale, ovvero l’attrazione interpersonale tra i membri, necessaria per vivere insieme agli altri in maniera gratificante. Attività motorie di tipo cooperativo, importanti soprattutto con i giovani, facilitano la comunicazione, la fiducia, l’amicizia e tendono a controbilanciare gli effetti a volte negativi della competizione fondata prevalentemente sul confronto sociale, sulla sfida e sulla contrapposizione.  (continua)

*Ferdinando Consorte, psicologo dello sport F.I.G.C. Comitato Regionale Abruzzo

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