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Rimedi per il morbo di Osgood-Schlatter, patologia frequente nei giovani calciatori
Pubblicato il 5 febbraio 2010 in Fisioterapia |
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Autore : Paolo Tamburro*
Il morbo di Osgood-Schlatter, anche noto come osteocondrosi dell'apofisi tibiale anteriore, è una patologia che interessa femmine e maschi in età compresa tra gli 8 -13 anni e tra gli 11-15 anni. Per le femmine il processo di ossificazione dell'apofisi tibiale inizia più precocemente. Nei maschi l'incidenza di questa patologia è tre volte superiore rispetto alle femmine. Nel 25% dei casi la patologia è bilaterale. I soggetti colpiti dal morbo di Osgood-Schlatter sono bambini che praticano sport attivo e prevalentemente coloro i quali usano largamente il quadricipite (es. calciatori, giocatoti di basket, pattinatori, giovani praticanti atletica leggera, ballerini).
La patologia è dovuta infatti alla ripetuta azione traumatica causata dalla trazione del tendine rotuleo sulla sua inserzione, a livello dell'apofisi tibiale, durante la contrazione del muscolo estensore della gamba.
La sintomatologia del morbo di Osgood-Schlatter è caratterizzata da dolore localizzato sul tendine rotuleo, ed è presente alla palpazione e alla contrazione del quadricipite; l'intensità del dolore è maggiore al termine della flessione e dell'estensione del ginocchio. E' possibile in alcuni casi riscontrare una tumefazione locale. Una complicanza abbastanza frequente è rappresentata dalla formazione di una protuberanza a livello dell'osso tibiale; è peraltro possibile la formazione di calcificazioni intratendinee.
L'indagine diagnostica per eccellenza è sicuramente l'esame radiografico che generalmente viene effettuato anche sull'arto controlaterale per permettere una migliore valutazione della tuberosità tibiale, la quale appare irregolare e a volte frammentata.
Una volta effettuata la diagnosi è bene procedere inizialmente con la sospensione dell'attività sportiva che, a seconda della gravità, può protrarsi per diverse settimane o alcuni mesi; nella fase acuta è possibile ricorrere all'applicazione locale del ghiaccio (crioterapia), a farmaci di tipo analgesico oppure alla fisioterapia con laser, ultrasuoni o magnetoterapia.
Tranne in rarissimi casi, è da escludere il ricorso alla chirurgia.
Superata la fase acuta, è possibile iniziare il programma rieducativo che avrà lo scopo di rinforzare la muscolatura, soprattutto quella del quadricipite e quella ischio-crurale.
Nella fase di ripresa è consigliabile praticare il nuoto.
Naturalmente tutti i problemi legati a questo tipo di patologia si risolvono solo quando i processi di ossificazione sono completati, per cui sono da evitare eccesive sollecitazioni, anche in assenza di dolore, fino al compimento di questa fase.
* Il dottor Paolo Tamburro è medico specialista in medicina dello sport





