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Raffaele Di Napoli: «Il successo della guida tecnica è nello staff»

Pubblicato il 29 gennaio 2010 in Interviste | Articolo letto 362 volte. | Autore : Redazione

Nella gestione di una squadra di calcio la possibilità di avvalersi della collaborazione non solo di una figura di riferimento, ma di un gruppo di lavoro è diventata una necessità quasi irrinunciabile.
Ne è sicuro Raffaele Di Napoli (collaboratore tecnico di Salvatore Campilongo, attuale allenatore dell’Empoli  - Serie B -) che si è conquistato la serie cadetta sul campo, dopo una lunga esperienza fatta di sacrifici e soddisfazioni.
Terminata la lunga carriera da calciatore, spesa girando in lungo e in largo l’Italia, Di Napoli ha iniziato ad allenare accettando la panchina del Latina, la squadra della sua città, che militava nel Cnd. Poi, sempre in Serie D, sono seguite le esperienze a Sezze e a Pagani e, successivamente, a Torre Annunziata al fianco di Andrea Chiappini. A luglio 2005 l’approdo a Cava dei Tirreni come collaboratore di Sasa’ Campilongo che aveva bisogno di completare il suo staff. A Cava due anni di lavoro intenso e di soddisfazioni hanno portato i loro frutti: vittoria del campionato di C2 nel 2005/2006 e play off nel 2006/2007. Poi il duo Campilongo-Di Napoli si è trasferito al Foggia e nella scorsa stagione ha lavorato all’Avellino, dove Di Napoli ha compiuto il salto di categoria. Da luglio 2009, ancora Serie B con l’Empoli. Nella società toscana attualmente la sfida consiste anche nel risollevare un ambiente deluso dai risultati dell’anno scorso, ma l’ambiente altamente professionale ha permesso un inserimento veloce e agevole e ciò ha costituito la premessa per far bene.
Dunque una lunga gavetta quella di Raffaele Di Napoli, che oggi si rivela utile per decifrare le esigenze degli allenatori e per elaborare strategie vincenti per una guida tecnica efficace.

Di Napoli, ormai si sarà fatto un’idea di quale deve essere la principale caratteristica di un collaboratore tecnico di successo...
«Il mio è un ruolo molto complesso. Innanzitutto bisogna condividere in pieno filosofia e metodi di lavoro dell’allenatore per evitare di confondere la squadra con messaggi e proposte non coerenti fra loro. Ritengo fondamentale, poi, possedere una spiccata sensibilità, utile da una parte per cercare di capire le dinamiche del gruppo e dall’altra necessaria per non sovrapporsi mai alla figura dell’allenatore stesso. Questo mi permette di filtrare le situazioni che si creano coniugando necessità del mister ed esigenze degli atleti».

 

Come si articola il lavoro settimanale?
«L’allenatore delega molto il lavoro, coinvolgendomi in tutte le situazioni. Nelle prime sedute settimanali, ad esempio, sono molto impegnato in campo in prima persona per permettere all’allenatore di osservare e analizzare più attentamente lo sviluppo della seduta d’allenamento. Altra situazione di cui mi occupo è la preparazione dei supporti video che utilizziamo sia per l’analisi della gara giocata sia per la preparazione di quella successiva. Ritengo quest’ultimo aspetto importantissimo: l’immagine infatti ci permette un confronto oggettivo con la squadra che è fondamentale per la crescita tecnico- tattica del gruppo in un lasso di tempo relativamente breve».

In che modo si evolverà la figura del collaboratore tecnico in futuro?
«Ritengo che in un momento in cui cura del dettaglio e gestione del gruppo possono fare la differenza la figura dell’allenatore accentratore non sia più adatta, quindi penso che la formazione di uno staff di collaboratori diventerà una priorità per tutti coloro che vorranno gestire con successo squadre di calcio. Questo consentirà una crescita delle figure che ruotano intorno all’allenatore, sia in termini di numeri sia sotto il profilo professionale. Aggiornamento e specializzazione saranno le parole chiave in futuro per la figura del collaboratore tecnico, indipendentemente dalla categoria in cui opera».

Come giudica la sua esperienza con Campilongo?
«Sinceramente il mio rapporto con Sasa’ va oltre l’aspetto puramente professionale, visto che ci lega un’amicizia di vecchia data. Professionalmente sono molto gratificato dal compito che sto assolvendo, ma certamente non completamente appagato, anzi ogni giorno affronto il lavoro con grande motivazione. Cerco sempre di migliorarmi».

Obiettivi futuri?
«Qui ad Empoli stiamo costruendo un gruppo solido e propositivo. E' presto per dirlo, ma le premesse per un piazzamento soddisfacente ci sono. Una salvezza tranquilla è al momento la nostra priorità, ma strada facendo non si sa mai…».

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